La Tana dell'Orso

I mezzi di comunicazione di massa non sono meno pericolosi dei mezzi di distruzione di massa

Milizie ed esercito ucraino tentano di instaurare un dialogo
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Lunedi’ 20 ottobre Aleksej Mozgovoj, uno dei leader delle milizie della Repubblica Popolare di Luhans’k, ha partecipato a uno scambio di idee su Skype con alcuni ufficiali dell’esercito ucraino. L’evento ha catturato l’attenzione di entrambe le parti in conflitto.



Il comandante della brigata “Fantasma” tenta di convincere i colleghi del fronte avversario che i loro nemici reali si trovano nelle sedi del governo e del Parlamento e nel palazzo presidenziale a Kiev, e non a Luhans’k. “Penso che tutto cio’ possa finire solo dopo il rastrellamento della Verkhovna Rada e degli uffici del governo, perche’ adesso in quei luoghi c’e’ talmente tanta m***a, nel senso letterale del termine, colpevole per lo sterminio della popolazione”. I suoi interlocutori si dicono d’accordo con lui, ma affermano di non poter destabilizzare la situazione a Kiev “finche’ non termina la guerra contro la Russia”.

Mozgovoj smentisce l’informazione secondo la quale nel Donbass ci sarebbero delle truppe regolari dell’esercito russo. “I racconti sull’occupazione russa...signori ufficiali, capite perfettamente che se fossero in corso delle ostilita’ su vasta scala contro la Russia, allora sul nostro territorio gli scontri sarebbero molto piu’ intensi”. “Negate la partecipazione delle truppe della Federazione Russa nel conflitto?”, domanda il tenente colonnello Vladimir Shilov, comandante della quinta compagnia speciale “Donec’k” del battaglione “Dnepr-1”. “E voi negate la partecipazione degli specialist della NATO?”, ribatte Aleksej Mozgovoj, per poi aggiungere: “Mi fa piacere sentire che le milizie hanno raggiunto un livello tale da essere paragonate a un esercito regolare”.

Il comandante della brigata “Fantasma” fa notare che quella in corso nel Donbass non e’ una guerra civile. “Non si tratta di un conflitto tra noi e voi, ne’ tra la Russia e l’Ucraina. Si tratta di un conflitto geopolitico tra la Russia e l’America. Noi siamo delle pedine che vengono mosse sulla scacchiera”, afferma. “Siamo degli ostaggi”, lo appoggia Kamil’ Valetov, il quale aveva preso parte attivamente al Maidan dello scorso inverno, e che ora combatte nel battaglione “Dnepr”.

Tuttavia, secondo Mozgovoj, la causa concreta della guerra nel Donbass si trova a Kiev. “Lo ripeto ancora una volta e insisto su questo punto: le due parti in conflitto devono unirsi e marciare su Kiev. Per un qualche motivo ai signori al potere viene permesso di annientare (zachischat’ in russo) il proprio popolo, non di difendere (zaschischat’ in russo), ma di annientare”.

A loro volta gli ufficiali ucraini affermano che gli oligarchi al potere hanno sfruttato il Maidan per raggiungere i propri scopi. “E’ successo tutto cosi’ in fretta. Ci hanno detto: il vostro nemico e’ la’, andate e combattete. Ma anche noi capiamo che stiamo lottando gli uni contro gli altri nell’interesse di terzi”, ammette Kamil’ Valetov. “Stiamo combattendo contro la nostra immagine allo specchio”, risponde Mozgovoj.

Va detto che gli interlocutori di Aleksej Mozgovoj sono delle persone fuori dal comune. Kamil’ Valetov, partecipante attivo del Maidan e soldato volontario, ha piu’ volte asserito di non tollerare cio’ che sta accadendo in Ucraina. Il 2 ottobre ha affermato che il Maidan non ha raggiunto nemmeno uno degli obiettivi che si era prefissato. Il secondo partecipante ai “negoziati”, Aleksej Tsypko, in agosto aveva accusato il comando dell’esercito ucraino della morte dei soldati (secondo alcune fonti ben duemila) nell’accerchiamento di Ilovajsk. Il tenente colonnello Vladimir Shilov ha coraggiosamente dichiarato che quando il suo battaglione aveva fatto ritorno a Mariupol’ per ripristinare l’equipaggiamento, nessuno si era preoccupato di fornire ai soldati cio’ di cui avevano bisogno per combattere. Insomma, queste persone si rendono conto perfettamente dell’inadeguatezza del governo di Kiev.

Eppure, l’unico motivo per il quale non possono insorgere contro le autorita’ ucraine e’ il “conflitto con la Russia”. Nonostante le rassicurazioni di Mozgovoj sull’assenza di truppe russe nel Donbass, gli ufficiali hanno mantenuto le proprie posizioni. Vi facciamo notare che essi stanno confondendo le cause con le conseguenze. L’esercito ucraino non ha dato inizio alle operazioni militari a causa di un’invasione da parte della Russia. Al contrario, i soldati russi hanno fatto la loro comparsa nel Donbass in seguito ai tentativi da parte dei castigatori ucraini di soffocare la protesta popolare nel sangue.

Nonostante tutto, gli esponenti dell’esercito ucraino e Aleksej Mozgovoj si sono detti soddisfatti di come si sono svolti questi primi negoziati e hanno espresso la speranza di ripetere l’esperimento. “Sono questi i primi passi per fermare la guerra”, afferma Aleksej Tsypko. Il suo collega Kamil’ Valetov e’ d’accordo con lui: “L’importante e’ che il dialogo abbia avuto inizio”.

Probabilmente stiamo assistendo a un evento storico. Si tratta forse del primo caso in assoluto che vede i diretti partecipanti alle operazioni militari mettersi d’accordo per dare il via ai negoziati di pace. Il dialogo tra le due parti in conflitto ci e’ sembrato sincero, e gli interlocutori non hanno manifestato alcun odio l’uno nei confronti dell’altro. Aleksej Mozgovoj e i suoi “colleghi” ucraini hanno dichiarato apertamente di non volere la guerra. Non ci resta che sperare nel buonsenso di alcuni esponenti delle milizie e dell’esercito ucraino per evitare un’ulteriore escalation del conflitto.

Lotta al potere o campagna elettorale?
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Il 24 ottobre le KiberBerkut hanno manomesso numerosi schermi pubblicitari lungo le strade di Kiev.





Sugli schermi manomessi si susseguono le immagini di alcuni candidati alle elezioni parlamentari del 26 ottobre in Ucraina (Jacenjuk, Turchinov, Avakov, Tyahnybok, Jarosh, Semenchenko, Ljashko), accompagnati dalla didascalia “criminale di guerra”. Alla fine del video appare un messaggio: “Siete pronti a votare per dei criminali di guerra?”. Una domanda sorge spontanea: come mai Poroshenko e la Timoshenko sono stati “graziati”?

Ecco come gli hacker giustificano l’operazione sul loro sito http://www.cyber-berkut.org/:

“Noi, membri delle KiberBerkut, vogliamo cogliere ogni occasione per difendere gli interessi dei cittadini dell’Ucraina dall’abusivismo dei nazionalisti marginali e dell’élite oligarchica.

Oggi ci siamo serviti di alcune decine di schermi pubblicitari a Kiev per rammentare al popolo ucraino l’inutilita’ delle elezioni farsa.

Lo ripetiamo ancora una volta: nessuno trasformera’ la nostra vita al posto nostro. Se il popolo continuera’ a coltivare la speranza che al potere ci siano persone che si interessano dei problemi della gente comune, allora l’Ucraina si inabissera’ sempre di piu’ nel caos della guerra civile. Gli Stati Uniti e l’Occidente hanno iniziato con l’introdurre nel governo delle persone pronte a vendere il nostro paese per compiacere i loro padroni, e adesso vogliono introdurre lo stesso tipo di traditori anche in Parlamento. Oggi ognuno di voi deve essere consapevole che dalla sua decisione dipende il futuro del nostro paese. Prima ci occupiamo del governo e dei deputati neonazisti che fanno soldi con la guerra, prima ristabiliamo la pace e l’ordine nello stato.

Noi siamo le KiberBerkut! Non dimenticheremo! Non perdoneremo!”

Alta percentuale di disturbi psicogeni tra i soldati dell’esercito ucraino
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La percentuale di disturbi psicogeni tra i soldati che prendono parte all’operazione antiterrorismo nell’Est dell’Ucraina e’ significativamente piu’ alta della media osservata nelle altre guerre.

Lo ha comunicato nel corso di una riunione a Kiev Nazim Agaev, direttore del Centro scientifico di ricerca dei problemi sociali delle forze armate ucraine.

“In media, il 10-25% di coloro che prendono parte a una guerra sviluppano danni psicogeni, ma nell’esercito ucraino tale percentuale sale all’80%. Nel 30-40% dei casi si tratta di danni irreversibili: tale situazione si presenta quando i problemi psicologici si trasformano in problemi psichiatrici e i soldati non sono piu’ in grado di portare a termine le proprie mansioni nel territorio interessato dall’operazione antiterrorismo. Cio’ rappresenta un pericolo per coloro che li circondano, colleghi compresi.

Anche le famiglie dei soldati si ritrovano a dover affrontare dei problemi: a volte il comportamento di chi e’ reduce dall’operazione antiterrorismo cambia al punto da provocare la rottura dei legami familiari. Cio’ puo’ dipendere da un comportamento aggressivo o inappropriato, il quale persiste anche in seguito all’abbandono della zona di guerra. Capita che il soldato, una volta tornato a casa, continui a comportarsi come se si trovasse ancora nel territorio interessato dalle operazioni militari. In alcuni casi l’uomo non e’ piu’ in grado di riconoscere nella moglie una compagna di vita, le famiglie vanno a pezzi, si creano incomprensioni nella vita di tutti i giorni”, ha affermato lo specialista.

Secondo lo psicologo, una delle cause del problema e’ la prolungata permanenza (4-5 mesi) nella zona di guerra, che supera in modo significativo il periodo massimo consentito (35-40 giorni).

A causa dei traumi subiti, i soldati diventano incontrollabili e aggressivi, e non riescono piu’ a dare un senso alla propria vita. In alcuni casi tale condizione sfocia nell’abuso di alcool e di stupefacenti. E’ possibile curare parte dei soldati che presentano questo tipo di disturbi, tuttavia, in caso di danni irreversibili, sara’ lo psichiatra a doversi occupare delle risposte comportamentali in regime di ricovero ospedaliero.

http://www.politnavigator.net/v-ukrainskojj-armii-na-donbasse-uroven-psikhogennykh-poter-dostig-80.html

Ce la siamo voluta...
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Petro Poroshenko e Angela Merkel hanno discusso al telefono della situazione nel Donbass e del problema del gas.

Non e’ ancora stata trovata una soluzione al problema del gas. O meglio, la Germania sembra avere gia’ preso una decisione, ma sta cercando di metterla in atto a spese altrui. L’Europa dovra’ concedere all’Ucraina l’ennesimo credito affinche’ quest’ultima possa saldare il debito di 3,1 miliardi di dollari ed effettuare il pagamento anticipato di 1,6 miliardi di dollari per le nuove forniture di gas. Quando ha parlato della necessita’ di dare una mano all’Ucraina, Putin intendeva esortare gli europei a prendersi la responsabilita’ delle proprie azioni.

La Merkel sta tentando di dividere il conto tra tutti i paesi dell’Europa. Dal momento che nel budget dell’Unione Europea non ci sono abbastanza fondi, andra’ a cercare il denaro necessario nelle tasche dei contribuenti, probabilmente per mezzo di un leggero aumento delle bollette del gas, il quale provochera’ sicuramente un’ondata di malcontento. Proprio per questo si rende necessario il consenso di tutti gli stati membri dell’Unione Europea.

Cinque miliardi di dollari non sono una somma particolarmente grande per l’Europa, tuttavia la situazione e’ tale da rendere vana qualsiasi speranza che il debito venga estinto. Di fatto, l’Europa dovra’ pagare di tasca sua i furti dell’Ucraina. In ogni caso l’inverno e’ iniziato e da quello non si scappa.

Ieri l’Ucraina ha iniziato a prelevare gas dai depositi sotterranei, minacciando direttamente il transito, e adesso e’ impossibile rinviare la risoluzione del problema.

http://el-murid.livejournal.com/2049710.html

HRW: Kiev responsabile per i bombardamenti di Donec’k con bombe a grappolo
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A inizio ottobre (sarebbe a dire durante il “cessate il fuoco” annunciato da Kiev, NdT), le forze armate del governo ucraino hanno bombardato zone abitate della citta’ di Donec’k con bombe a grappolo. Considerata la natura indiscriminata dei loro effetti, l’impiego di bombe a grappolo nei territori abitati e’ vietato dalle leggi del diritto bellico e puo’ essere considerato un crimine di guerra.

Nel corso della settimana di indagini svolte nell’Ucraina orientale, l’organizzazione Human Rights Watch ha documentato l’esteso utilizzo di bombe a grappolo in piu’ di una dozzina di localita’ urbane e rurali durante gli scontri tra le forze armate del governo e i ribelli filorussi. Anche se in molti casi non e’ stato possibile determinare in modo risolutivo la responsabilita’ degli attacchi, le prove dimostrano che in diverse occasioni sono state le forze armate del governo ucraino a bombardare Donec’k con munizioni a grappolo. Un impiegato del Comitato Internazionale della Croce Rossa ha perso la vita il 2 ottobre nel corso dell’attacco della citta’ con bombe di questo tipo.

“E’ scioccante assistere, nell’Ucraina orientale, all’impiego su vasta scala di un’arma che e’ stata proibita dalla maggior parte degli stati”, afferma Mark Hiznay, primo ricercatore presso l’organizzazione Human Rights Watch. “Le autorita’ ucraine dovrebbero impegnarsi immediatamente a non utilizzare piu’ le bombe a grappolo, e aderire al trattato che ne proibisce l’uso”.

Abbiamo prove particolarmente schiaccianti della responsabilita’ delle forze armate del governo ucraino per svariati attacchi con bombe a grappolo nel centro di Donec’k a inizio ottobre. Gli indizi presenti sul luogo dell’impatto indicano che gli ordigni provenivano dalle zone controllate dal governo a sud-ovest di Donec’k. Inoltre, ci sono le testimonianze di coloro che affermano di aver assistito, nelle zone in questione, al lancio di razzi in direzione di Donec’k alla stessa ora in cui le bombe a grappolo avevano colpito la citta’. Un giornalista del New York Times ha rintracciato alcuni razzi malfunzionanti precipitati a terra poco dopo il lancio, riuscendo a stabilire in modo chiaro la traiettoria di volo.

Nei dodici casi documentati da HRW, le bombe a grappolo hanno provocato la morte di almeno 6 persone e ne hanno ferite dozzine. Dal momento che non tutte le accuse riguardanti l’impiego di tali ordigni sono state indagate, e’ probabile che il numero reale delle vittime sia maggiore. Inoltre, a causa dell’utilizzo contemporaneo di armi esplosive di vario tipo in una stessa zona, in alcuni casi non e’ stato possibile determinare l’arma alla base delle lesioni e dei decessi osservati.

Il governo ucraino non ha ne’ confermato, ne’ smentito l’uso di bombe a grappolo nell’Ucraina orientale. Non ha nemmeno risposto alle lettere della Coalizione contro le munizioni a grappolo di luglio e di Human Rights Watch del 13 ottobre.

Le forze armate ucraine dovrebbero interrompere immediatamente l’impiego di munizioni a grappolo e condurre delle indagini tra il personale responsabile per il lancio degli ordigni sulle zone popolate. L’Ucraina dovrebbe aderire al trattato che ne vieta l’utilizzo.

“Lanciare bombe a grappolo su territori popolati e’ un’azione assolutamente sconsiderata. Coloro che hanno ordinato questi attacchi dovrebbero essere ritenuti responsabili”, afferma Hiznay. “Il modo migliore in cui le autorita’ ucraine possono dimostrare il loro impegno nella protezione dei civili e’ promettere l’immediata sospensione dell’impiego di tali munizioni”.

PS: spesso capita che le submunizioni non esplodano al momento dell’impatto con il suolo, restando innescate e trasformandosi di fatto in mine terrestri. Qualsiasi zona interessata dalla presenza di submunizioni inesplose viene considerata a rischio fino alla fine dello sminamento.

http://www.hrw.org/news/2014/10/20/ukraine-widespread-use-cluster-munitions

Panoramica sulla situazione politica della Novorossija
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Il 14 ottobre in Ucraina si festeggia la Giornata dell’Esercito insurrezionale ucraino (l'ala militare dell'Organizzazione dei nazionalisti ucraini, responsabile del genocidio dei polacchi della Volinia e della Galizia orientale tra il 1943 e il 1944). Lo scorso martedi’ folle di ucraini hanno visto sfilare per le strade della propria citta’ colonne e colonne di ammiratori di Stepan Bandera, referente politico dell’esercito in questione.

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Zona cuscinetto
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Vladimir Polevoj, vicedirettore del Centro informazioni e analisi del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa ucraino, ha dichiarato che gruppi armati indipendenti infrangono il regime di cessate il fuoco nel Donbass.

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Mea culpa di un’emittente radiotelevisiva tedesca
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Il caporedattore di ARD-aktuell ha risposto alle accuse di parzialita’ e di arbitrarieta’ mosse al principale gruppo radiotelevisivo tedesco dai suoi ascoltatori relativamente alla copertura informativa del conflitto in Ucraina. Nel suo blog sul sito web di notizie di ARD, Kai Gniffke ha ammesso che alcune notizie avrebbero dovuto essere formulate in modo diverso, pur respingendo le accuse di parzialita’ intenzionale. “Forse ci siamo conformati troppo facilmente al mainstream”, ha scritto.

Gniffke ha affermato anche che ARD avrebbe dovuto accorgersi prima della presenza di gruppi radicali di destra in Ucraina. “Presumibilmente abbiamo fornito ai nostri ascoltatori poche informazioni sugli interessi della Russia. Probabilmente avremmo potuto valutare la posizione della NATO in modo piu’ critico”, ha aggiunto.

Kai Gniffke ha tuttavia sottolineato che la redazione respinge le accuse di “disinformazione intenzionale e di manipolazione” e non vede perche’ debba scusarsi per gli errori commessi. Ha lodato il lavoro dei corrispondenti e ha assicurato che l’emittente terra’ in considerazione le critiche ricevute e controllera’ i reportage per accertarsi che siano conformi alle norme giornalistiche.

Stando a quanto comunicato il 18 settembre dai mass media tedeschi, il Consiglio pubblico di ARD ha accusato l’emittente radiotelevisiva di riferire gli avvenimenti ucraini in modo “parziale” e “arbitrario” e ha notato delle “tendenze russofobe” in tutta una serie di trasmissioni. L’organo supervisore e’ giunto a tale conclusione dopo aver analizzato le notizie e i reclami dei telespettatori.

http://ria.ru/world/20140930/1026306686.html

Ucciso per aver protestato contro lo smantellamento della statua di Lenin
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Charkiv, piazza Liberta’, notte tra il 28 e il 29 settembre 2014.



“Fermati!” “Calmatevi!”. Picchiano una persona che si e’ azzardata a esprimere la propria opinione contro lo smantellamento del monumento a Lenin. “Non picchiamo nessuno”. Un ragazzo con un passamontagna nero e una fascia sul braccio allontana l’uomo dalla folla stringendolo per il collo. L’uomo tace, sembra si trovi in stato confusionale. “Allontanatevi” “Non ammazzatelo, ragazzi”. Gli sputano in faccia. Una persona con il volto coperto da una maschera bianca lo colpisce. “Non toccarlo, non toccarlo” - “Bastardo, dov’e’ il tuo amico?”.

“Non toccarlo”. Il ragazzo con il passamontagna nero lascia il collo dell’uomo, quest’ultimo si gira, il suo volto e’ completamente insanguinato. Subito gli dicono: “Che cosa vuoi, str****?” “Una salsiccia?” - “Calma, non toccatelo, non toccatelo” “Tranquilli. Ha gia’ pagato. Basta” - “Lasciate che questa m***a si riprenda”. L’uomo e’ quasi uscito dalla folla, ma gli si gettano di nuovo addosso: “Inginocchiati davanti al popolo” - “Calma, calma, ragazzi” - “In ginocchio!” “Fallo inginocchiare!” - “Non spingete, non spingete”. Quasi tutti hanno il volto coperto, sembra che la vittima dell’aggressione sia l’unica persona a volto scoperto. Tenta di dire qualcosa.

“Non toccatelo, non toccatelo” - “Davanti al popolo. In ginocchio”, poi con voce isterica: “Mettiti in ginocchio! In ginocchio! Davanti al popolo! Subito! In ginocchio! In ginocchio!”. Da dietro colpiscono l’uomo alle gambe con forza. Cade sul selciato di piazza Liberta’. “In ginocchio! In ginocchio! Bastardo, chiedi scusa! Davanti al popolo! Testa di c***o!”. Alcuni tra la folla prendono a calci la vittima, altri tentano di difenderla: “Non toccatelo!” - “Chiedi scusa, bastardo!” - “Non toccatelo!” - “Chiedi scusa!” - “Non toccatelo!” - “Su entrambe le ginocchia! Te le rompo!” - “Non toccatelo!”. Prendono a calci l’uomo da davanti e due volte da dietro, la vittima si gira, il volto insanguinato.

“Mettiti in ginocchio!” - altri due forti calci da diversi lati - “In ginocchio!” - un calcio alla schiena. “Calma!” - “Chiedi scusa, pezzo di m***a!” “In ginocchio!” “Chiedi scusa a queste persone! Chiedi scusa!” “Chiedi scusa, bastardo!” - “E’ ubriaco!”. Il ragazzo con il passamontagna nero fa rialzare la vittima e la fa allontanare dalla folla. Lo inseguono, dicendogli: “Pezzo di m***a! Sei un pezzo di m***a!” - “Calma!” - “Fallo inginocchiare davanti a tutti!” - “Basta, tornate indietro”.

Con uno scatto molto brusco, il ragazzo con il passamontagna nero fa cadere l’uomo per terra: “Siediti qui, bastardo. Hai capito?”. Subito dopo gli arrivano due forti calci al viso, da due lati diversi. La vittima cade a terra e si prende la testa tra le mani con riflessi rallentati. “Basta, basta, basta!” “Ragazzi!” “Che cosa ha fatto?” - “Bastardo, ognuno di loro la paghera’ allo stesso modo” - “Che cosa ha fatto?” - “Ha offeso il popolo ucraino!”. Da dietro danno un altro calcio alla vittima. “Calma, calma, ragazzi, non siamo mica delle bestie (!!!). Sul serio”. Fanno rialzare la vittima tenendola per il colletto, la sua faccia e’ completamente deturpata. “Ragazzi, dai, non siamo delle bestie. Siamo persone. Non bestie. Calma…”.

“Basta, non c’e’ piu’ niente da vedere” “Gia’, prendetelo, prendetelo, ragazzi” “Portalo alla stazione della metropolitana” - “Alzati. Adesso ti portano via, nessuno ti tocca piu’. Alzati, alzati”. La vittima li guarda a fatica con occhi privi di espressione. “Si’, adesso ti portano via da qui”. Sopraggiungono un ragazzo e una ragazza dal volto scoperto (collaboratori del servizio di primo soccorso). “Portatelo via da qui, alla stazione della metropolitana, affinche’ lo lascino stare” “Per favore, allontanatevi. I medici si stanno gia’ occupando di lui. Basta. Ha pagato”. I collaboratori della squadra di primo soccorso portano via la vittima dal volto insanguinato.

NdT: ricordiamo che secondo le ultime comunicazioni la vittima del pestaggio e’ deceduta in ospedale. Questo video non ha bisogno di commenti. Spero che le marionette italiane manovrate dagli Stati Uniti lo vedano e si rendano conto di chi stanno appoggiando.

http://hippy-end.livejournal.com/439475.html



Altro video, altro uomo coraggioso che dice la sua sullo smantellamento del monumento a Lenin, rischiando seriamente di essere picchiato: “La statua non va smontata”. L’uomo viene spintonato, qualcuno tenta di prenderlo a pugni, mentre altri cercano di placare la folla: “Calma!” “Ragazzi, smettetela!”. L’uomo viene spinto a terra, poi lo fanno rialzare . Un ragazzo dal volto coperto afferma: “Qui tutti vogliono che venga smontata”. L’uomo risponde: “Io non lo voglio. Sono un cittadino di Charkiv e non lo voglio. Perche’ smontarla?”. Dalla folla: “Nessuno ha chiesto il tuo parere, chiaro?” “Stai zitto. Non sei nessuno” - “Va bene. Vuol dire che la mia opinione conta meno della vostra...” - “Vattene a casa, altrimenti adesso le prendi!”.

“Marcia della Pace” e “Charkiv e’ Ucraina”. Due manifestazioni a confronto.
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“Il meeting dei comunisti-separatisti a Charkiv si e’ concluso. La polizia ha arrestato una ventina di persone, colpevoli di aver ignorato il divieto di svolgimento di questa manifestazione antiucraina. E’ stata trattenuta anche la principale comunista della citta’, l’ex deputato popolare Alla Aleksandrovskaja”, scrive il ministro degli Interni ucraino Arsenij Avakov su Facebook.

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